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Educare i figli alle relazioni

Stai attraversando l’età dell’adolescenza insieme a tua figlia/o e ti rendi conto che c’è qualcosa che non va: vedi che gli altri compagni di classe hanno un ragazzino, una ragazzina, ma lui/lei no. Lo vedi affannarsi o incupirsi perché non suscita l’interesse di nessuno, perché è innamorato/a di una persona che non risponde ai suoi approcci.

Cominci a guardare tuo figlio con più attenzione e ti rendi conto che è veramente goffo nel modo di fare, a volte inopportuno, che non sa scegliere le frasi, che è maldestro nell’approccio. Guardi tua figlia e cogli le sue difficoltà: è soprappeso, non tiene bene i capelli, si veste in modo inadeguato o al contrario è bella, ma aggressiva, distaccata, incapace di vivere in una serena competizione con le compagne di classe. Cosa fare con la loro ricerca dell’amore, con le prime esperienze del sesso relazionale? Come puoi intervenire come padre o come madre senza essere invadente e senza rischiare di rendere ancora più forte il loro senso di inadeguatezza e di incompetenza relazionale?

Insegnare l’autostima

Prima di tutto bisogna abbassare l’ansia, non c’è niente di male se tua figlia, tuo figlio, ha dei tempi diversi dai suoi compagni, se ancora compie solo piccoli passi di avvicinamento e di attesa, come se prendesse le misure. Cerca di capire se prova sentimenti non corrisposti, se ha poca autostima, se vede solo i propri difetti e non vede le proprie risorse. Un buon accompagnamento è quello di aiutare l’autostima e rassicurare spendendo in questa fase soldi e tempo per creare una buona immagine. In adolescenza ci sono tanti dubbi e forse un accompagnamento attento, affettuoso, può permettere di ritrovare una immagine di sé positiva, personalizzata: colori modelli, forme possono valorizzare e fare intuire la persona che sta crescendo dentro quel vestito, quella pettinatura. Parla con i figli, osserva, valuta se hai insegnato loro a sapere cosa amano e cosa provoca fastidio: cibi preferiti, odori, suoni, immagini, libri è stile di relazione.

Spesso siamo tentati nel processo educativo di proibire e non di fare assaporare, scoprire, gustare, tutelare il loro diritto a spazi e tempi, a decidere cosa vogliono, di cosa hanno bisogno, cosa desiderano. Quando sono ancora alle elementari, ancora meglio sarebbe alla scuola materna quando c’è un desiderio semplice di sapere e una fiducia in noi genitori che poi tenderà a diminuire o a diventare imbarazzata, sarà importante parlare del sesso e dei sentimenti, aiutare a distinguere tra eccitazione e desiderio, far conoscere la differenza sessuale, permettersi di fare domande sugli organi e il loro funzionamento e su come fanno parte del sesso e dell’amore. L’educazione sentimentale è un processo importante che inizia presto, si rinforza nelle esperienze positive così come si indebolisce nelle esperienze negative.

Le fasi dei “consigli”

Il dovere educativo consiste nel dare strumenti perché anche nella fase di definizione sessuale in adolescenza siano già passate le indicazioni senso riai i, emotive, relazionali e sessuali. Farlo a quindici anni può essere difficile, forse in quella fase sono meglio i cugini grandi, le sorelle maggiori, il consultorio giovani, figure di riferimento anche medico che abbiano ottenuto la fiducia. Se si capisce che ci sono problemi strettamente sessuali si può intervenire in modo diretto o indiretto: diretto parlando con coraggio e offrendo indicazioni; indiretto comprando libri che aiutino a cercare le notizie di cui hanno bisogno. Nella fase dei dodici/tredici anni è bene che sia il genitore dello stesso sesso a occupare questo spazio, mai per raccontare la sua sessualità, felice o infelice che sia, ma per aprire la stanza della conversazione e offrire un ascolto neutro, partecipato, attivo senza assumere mai il diritto dopo la confidenza di proibire e/o punire per quello che si è saputo.

Roberta Giommi su Salute Repubblica

* Istituto internazionale di Sessuologia Firenze, www.irfsessuologia.org

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